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Le chicche nemmeno troppo nascoste della Bosnia

La Bosnia è una meta un po’ fuori dagli schemi e noi, che dovevamo farci solo un paio di tappe, ci siamo resi conto solo là quanto questo paese ha da offrire turisticamente parlando. Le mete turistiche classiche, ossia Sarajevo, Mostar e Medjugorie, sono facilmente raggiungibili anche dalla Croazia, ma quasi nessuno si spinge oltre o ne esplora i dintorni. Noi con la flessibilità dataci dal camper abbiamo prolungato la nostra permanenza in terra bosniaca, tagliando le tappe croate senza troppi rimorsi!

Siamo entrati in Bosnia a nord, arrivando da Zagabria e puntando Sarajevo, il confine più comodo è quello sul fiume Sava che divide in due Gradiska (e pensare che io ho vissuto a una quarantina di km da un’altra Gradisca, anch’essa su un fiume vicino al confine…), dove però il transito è piuttosto lento. Risalendo le montagne dopo Banja Luka ci siamo fermati a mangiare al ristorante Klasnik, bellissimo internamente e dove abbiamo mangiato da favola spendendo pochi euro ciascuno.

La strada che porta fino a Sarajevo è tortuosa, ma con viste su panorami montagnosi davvero da mozzare il fiato! Sulla strada ci siamo fermati in un locale, il Vlašićka kuća, che è al contempo ristorante, bar e negozio di prodotti tipici e che si trova a pochi km dalla nostra prima tappa fuori programma: Travnik. Questo paesino, con una periferia fortemente toccata dalla guerra, ha un centro minuscolo che si raccoglie intorno a una fonte di acqua ed è protetto dalle mura del più grande castello medievale bosniaco. Diverse poi sono le moschee che costellano la cittadina, vi è inoltre una madrasa piuttosto imponente e importante, ma lo scorcio più significativo è la chiesa cattolica vicino a una moschea mussulmana e il cimitero mussulmano (la Bosnia ne è piena) sullo sfondo. Da non mancare un po’ di  shopping nelle bancarelle dal tipico gusto arabo e un caffè turco in uno dei bar vicino alla fonte (ma non chiedete una birra: arriverà una 0% alcool!).

La salita per raggiungere il castello di Travnik

 

Sarajevo, tappa successiva, doveva prenderci due giorni, ma ci siamo imbattuti in un’informazione che ci ha, ancora una volta fatto stravolgere i piani: tra la capitale bosniaca e Mostar, che avremmo dovuto visitare di seguito, c’era la possibilità di visitare il bunker segreto di Tito. Avendo un marito militare è un’attrazione che non si poteva perdere, quindi dopo aver visitato l’essenziale di Sarajevo (il centro storico e il museo del tunnel) la lasciamo per dirigerci a Konjic. La visita è guidata e per arrivarci ci si deve affidare a qualche agenzia locale, che non prende nessuna commissione né aumenta il prezzo del biglietto, ma che quantomeno ti accompagna in questa remota zona militare. La visita dura un paio d’ore ed è a dir poco affascinante, se si ama il genere ovviamente.

Tutta la strada fino a Mostar è comunque incredibile e meriterebbe qualche giorno di relax: laghi e fiumi fanno da sfondo e piccole cittadine ben tenute si affacciano placide su questi specchi d’acqua che fanno venire voglia di un bel bagno; la zona è turistica non c’è che dire, ma siamo sempre ben lontani dagli standard del turismo di massa. Mostar non vi prenderà più di mezza giornata, visto che tutto è concentrato lungo la via principale che passa sul famoso ponte (e non perdete la vista della città da uno dei minareti in cui è permesso salire), ma complice un’area di sosta speciale noi siamo rimasti nei paraggi per due notti. Abbiamo avuto così l’opportunità di visitare a Blagaj un monastero derviscio costruito sul fiume davvero sorprendente.

Medjugorie, a meno che non abbiate una fede indefessa (io fede ne ho, ma questa città è solamente un supermercato di fregnacce religiose!), non merita molto, ma nei dintorni c’è una tappa da non perdere se amate la natura: le cascate di Kravice. Se arrivate presto e magari non è un weekend, riuscirete ad arrivare nel silenzio, trovarvi un posticino vicino all’acqua e andare via quando comincia ad esserci troppa ressa.

Il monastero di Trvdos

Ultima tappa bosniaca è stata Trebinje, vicino al confine serbo, a pochi chilometri da Dubrovnik e decisamente diversa dalle cittadine in stile arabo visitate finora. Dopo aver viaggiato per chilometri e chilometri nel nulla, tra rocce e pochissime vallate dedicate all’agricoltura, siamo arrivati nella Repubblica Serba della Bosnia Herzegovina e lo si nota subito, non foss’altro per le scritte che ora sono prima in cirillico e poi nel nostro alfabeto. La cittadina era in festa la sera in cui l’abbiamo visitata e ci siamo quindi goduti una processione ortodossa che finiva in una chiesa che affaccia ad un parco molto ben tenuto. Il centro è piccolo e molto piacevole da gironzolare, anche se i ristoranti sono fortemente improntati per i turisti.

Il giorno seguente, prima di lasciare la Bosnia (ma con la promessa di ritornare…ci manca pur sempre Srebrenica e il confine ovest con la Croazia!), visitiamo il monastero ortodosso di Tvrdos fuori Trebinje. La chiesetta del complesso, praticamente unica parte religiosa visitabile, è a dir poco spettacolare, ma la caratteristica principale di questo luogo è la possibilità di degustare vini della zona prodotti dai monaci nella cantina del monastero.