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La gastronomia islandese

Se parliamo di Islanda di certo il pensiero non va alla sua gastronomia, anzi se c’è una voce nel budget che in molti tagliano organizzando un viaggio in questa mitica terra, è propria quella del mangiare fuori. Tutto quello che viene ricordato è che sti pazzi islandesi mangiano squalo putrefatto insieme a un bicchierino di vodka in accompagnamento ( e soprattutto per togliere il saporaccio di ammoniaca che lascia un minuscolo pezzettino di squalo in questione). Ma davvero la gastronomia islandese è da etichettare in modo così negativo e saltarla a piè pari? Noi come al solito non ci siamo fatti mancare un’attenta lettura dei presidi slow food, nonché alcuni assaggi in giro per l’isola di cucina islandese e spesa nei supermercati locali per capire anche la cultura gastronomica del paese, lato che sempre ci attrae e affascina in viaggio.

Se ve lo state chiedendo, sì, abbiamo assaggiato il famoso hakarl, lo squalo putrefatto. E se ve lo state chiedendo, sì, fa veramente schifo! O almeno a noi proprio non è piaciuto, né il primo assaggio in un ristorante sul mare a Stikilshomlur, né nel museo a Bhiarnahof dove dopo una spiegazione molto dettagliata viene proposta una degustazione (al ristorante quasi immangiabile, un po’ più delicato invece il sapore di quello del museo). La storia di questo piatto arriva direttamente dalla fame di un popolo che vive in un’isola che da veramente poco, anche la carne di questo tipo di squalo sarebbe letale, se mangiata in altri modi, a causa di sacche di urine che si trovano in tutto il corpo e  di un liquido antirefrigerante simile a quello che si trova nelle automobili. Invece nel XVI secolo pare che la fame e qualche colpo di fortuna abbiano fatto scoprire che lasciando la carne sotto terra per qualche settimana e poi all’aria per 3/4 mesi le proprietà letali svaniscano lasciando solo un forte retrogusto di ammoniaca che poteva venire tranquillamente nascosto da un bel bicchiere di vodka islandese, che tanto quella pure scalda e al nord fa freddo. Da provare? Da evitare? Chissenefrega? Decidete voi, ma anche questa è Islanda!

Da buon paese del nord anche in Islanda si fa largo uso di burro, normalmente salato, che viene portato in tavola insieme al pane nero con la farina di segale,  che qui ha una consistenza diversa da quello tedesco, molto più umido, friabile e piuttosto dolciastro. Diversi poi sono i ristoranti che propongono questo tipo di pane cotto con il calore geotermico della terra, un’esperienza unica a cui non si può rinunciare. Noi ne abbiamo provato uno a Hveragedi, una cittadina che si trova in una zona fortemente geotermica e dove sono diversi i ristoranti e le panetterie che propongono questo particolare metodo di cottura.

Fish&chips, lo street food per eccellenza a Reykjavik, ma che si trova davvero dappertutto.

Fish&chips, lo street food per eccellenza a Reykjavik, ma che si trova davvero dappertutto.

Carne (di agnello) e pesce (moltissimo merluzzo, ma anche il più blasonato char, salmerino alpino) sono poi le portate principali, presentati in svariati modi. Tipica è la zuppa sia di uno che dell’altro, talmente usuale nell’alimentazione islandese che la troverete persino nei grill alle pompe di benzina, insieme ad hamburger e hot dog. C’è poi il famigerato fish&chips che mia figlia ha amato tantissimo e io anche devo dire, tra l’altro il migliore in assoluto è stato quello preso nel food truck ai piedi del ghiacciaio Skaftafell, aveva una panatura con delle erbette davvero saporita!

Non ci si può poi dimenticare dello skyr che molti paragonano allo yogurt, ma che in realtà è un formaggio morbido che deriva dalla cagliatura del latte scremato, metodo utilizzato per conservare più a lungo il latte e che si fa sentire al momento dell’assaggio: cremoso, dolciastro, ma il retrogusto di latte cagliato rimane anche quando lo skyr viene profumato con vari gusti di frutta e non. Personalmente non sono mai riuscita a mangiarne uno intero (ma io sono quella che non riesce a bere un bicchiere di latte senza avere la nausea), mentre mio marito ha provato tutti i gusti in commercio!

E per brindare: birra locale e aperitivo al siero di latte!

E per brindare: birra locale e aperitivo al siero di latte!

Piccolo appunto finale sulle bevande: ovvio che qui non troverete vini, però diverse sono le birre prodotte in Islanda e non sarà difficile trovare qualche brewery artigianale dove poterne assaggiare qualcuna di più particolare. Certo è che se volete invece provare qualcosa di realmente diverso dal solito vi consiglio di assaggiare, se lo trovate sul vostro cammino, un aperitivo sia alcolico che analcolico preparato con il siero di latte; quello che per noi è più che altro un prodotto di scarto, è utilizzato invece moltissimo dagli islandesi per esempio come salamoia per la carne (famosi i testicoli di montone tenutici a bagno e poi pressati fino a formare una torta), oppure per delle preparazioni dolci, come il mysingur.

La gastronomia islandese non si ferma qua, gli islandesi sono un popolo pieno di inventiva (e come farebbero altrimenti per vivere in una terra del genere?) e questo si riflette anche nella cucina; quel poco che la terra da, loro riescono ad utilizzarla: moltissime le preparazioni con le frattaglie degli animali, che sono pochi e quindi bisogna sfruttarli al massimo, ma anche funghi, nelle zuppe o come contorno, licheni e muschi, sia come erbe aromatiche che per la preparazione di infusi, l’acqua del ghiacciaio, che oltre a bere viene utilizzata in svariati modi tra cui la preparazione del gelato, per non parlare di frutta e verdura cresciuta nelle serre a calore geotermico. L’Islanda culinaria è quanto di più basico e fortemente legato ai capricci della natura si possa immaginare. Esattamente come tutto il resto!

...e se proprio non trovate niente di vostro gusto, potete sempre bollire un uovo nell'acqua termale!

…e se proprio non trovate niente di vostro gusto, potete sempre bollire un uovo nell’acqua termale!