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Cosa c’è di nuovo nel paniere

Sei mesi fa ci siamo impegnati con un gruppo d’acquisto per un paniere di verdure a settimana, tutto biologico, locale e di stagione. L’esperienza per certi versi ci è piaciuta, ma per altri abbiamo deciso di non rinnovare l’abbonamento, provando invece un paniere simile, comprato su internet, leggermente più caro (ma tipo di due euro), con l’indubbio vantaggio di non essere impegnati per mesi e quindi comprarlo quando si vuole, dopo aver letto quello che prevede il paniere della settimana.

Di pro ce n’è moltissimi in entrambi i casi: si fa girare l’economia locale, i prodotti sono sani, rispettano l’ambiente, sono a km quasi zero, ma la cosa più interessante della faccenda è la sorpresa di trovarci di fronte a prodotti completamente sconosciuti.

Il primo di tutti è stato il pâtisson, di cui non ho nemmeno trovato una traduzione in italiano. Fa parte della famiglia delle cucurbitacee, ossia zucche e zucchine, ha una forma tipo disco volante e può essere giallo, bianco, verde o un mix di questi colori. Il sapore è simile a quello di una zucchina e si cucina nello stesso modo, con la differenza che la buccia è più dura, quindi sarebbe meglio toglierla.

Conoscevo invece i topinambour, ma non li avevo mai preparati. Ho scoperto che qui in Francia hanno fatto parte dell’alimentazione di molti, soprattutto nel nord, dopo la seconda guerra mondiale, poi scomparsi, solo da poco sono stati rivalutati. Pare che diano problemi allo stomaco se mangiati troppo spesso, cosa che però io non ho riscontrato. Hanno un sapore simile al carciofo e la testura è come quella delle patate; potete cucinarli in molti modi, generalmente come cucinereste una patata, con la sola differenza che possono essere gustati anche senza cottura.

In uno degli ultimi panieri abbiamo trovato poi dei radis noir, come traduzione ho trovato rafano/ravanello nero, ma guardando le foto su internet direi che la più corretta è rafano nero. Io che provengo dal Friuli conosco un solo tipo di rafano, ossia il cren, una radice molto forte che abbinata al prosciutto cotto è da svenire. Questa visivamente ci assomiglia in effetti, solo che ha la buccia nera e un sapore più delicato.

Siamo invece ormai abituati alle carote gialle, che sono leggermente più grandi e dure di quelle arancioni e con un colore più sbiadito, ma il gusto è lo stesso. Io le ho utilizzate con grande successo nel pesto di carote, aggiungendoci mezzo cucchiaino di curcuma, fantastiche!

Con l’arrivo dell’autunno abbiamo poi conosciuto diverse varietà di zucche: la zucca lunga di Napoli (ecco come ho utilizzato la sua buccia), la zucca butternut, il potiron, il potimaron e ovviamente la zucca moscata di Provenza. Ci sono differenze di forma e di gusto, ma in cucina possono essere utilizzate tutte allo stesso modo (le mie ricette con la zucca).

Particolarmente caro al nostro produttore è stato il basilico anice, ce ne portava a cassettate! Più che sapore di anice, aveva secondo me un retrogusto di liquirizia, menta, qualcosa comunque che ti lasciava fresco in bocca. Quando trovate le erbe di Provenza, spesso e volentieri ci sarà dentro questa varietà di basilico, che è molto produttiva e meno costosa rispetto alle altre. Io ovviamente l’ho utilizzata per la scorta invernale di pesto.